Coaching e intelligenza artificiale: un algoritmo mi ha dichiarato morto (ecco perché non sono mai stato così tranquillo)

Aprile 12, 2026

Schermata di DeathByClawd con Death Score 92 ("Già Morto") per il sito di coaching di Luca Guido. Citazione ironica sull'IA che sostituisce un coach per €150/ora e un finto crollo di borsa del 97.3% per $LUCA su un terminale Bloomberg.

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Una sera mia moglie mi ha messo davanti a un sito che gira da qualche mese nelle community tech e che ha tutto l’aspetto del meme intelligente: si chiama Death by Clawd. La premessa è satirica ma neanche troppo: si inserisce l’URL della propria attività, e un algoritmo restituisce un “Death Score”, una previsione della probabilità che il mestiere venga reso obsoleto dall’intelligenza artificiale entro tempi ragionevoli. La cifra simbolica è ben scelta: 92 su 100, con verdetto “Already Dead”. Ho inserito il mio sito, e questo è esattamente il punteggio che il sistema mi ha attribuito.

L’oggetto della “condanna” non era casuale. Il portale ha vivisezionato la mia offerta di coaching e ha concluso che gran parte del lavoro di un coach può essere ridotta a un file di 1.3 KB — trenta righe in formato Markdown — che istruiscono un modello linguistico a comportarsi come un “coach empatico e diretto, italiano e tedesco”. Costo stimato per sessione equivalente: 0,003 dollari. Una piccola provocazione, ma costruita con sufficiente lucidità da meritare una risposta non difensiva.

Cos’è una “Skill”, e perché è una provocazione legittima

Una “Skill”, nel vocabolario di Anthropic, è un set di istruzioni in linguaggio naturale (Anthropic, 2025) che un modello linguistico carica al volo per assumere un ruolo o eseguire un compito strutturato. Non è codice: è prosa. E proprio per questo è una provocazione legittima. Se il coaching consistesse davvero nel trasferimento di tecniche — ripetizione spaziata, tecnica del Pomodoro, matrice di Eisenhower, metodo Feynman — allora Death by Clawd avrebbe ragione: saremmo tutti già sostituiti, e a un costo che non lascerebbe spazio nemmeno alla nostalgia.

Il fatto che la Harvard Business Review (2025) abbia documentato come due dei primi tre usi mondiali dell’AI generativa siano “terapia/compagnia” e “organizzazione personale” non rende il problema astratto: rende il problema operativo. La domanda non è se l’AI possa erodere quote di mercato del coaching; quella quota la sta già erodendo. La domanda è quale parte del coaching sia effettivamente erodibile, e quale no.

Il fraintendimento che rende il “Death Score” corretto e sbagliato insieme 

L’algoritmo di Death by Clawd ha colto un fatto reale e ne ha frainteso uno fondamentale. Il fatto reale è che esiste un’enorme zona grigia di coaching mediocre — motivazione di superficie, modelli ripetuti a memoria, domande prevedibili — che è effettivamente sostituibile da un buon prompt. Il fraintendimento è che il coaching di valore consista in quella zona grigia. La ricerca sulla therapeutic alliance condotta da Bruce Wampold — oltre quarant’anni di evidenza su psicoterapia e relazioni d’aiuto — è piuttosto chiara: ciò che produce esiti misurabili in qualunque relazione di sviluppo personale non è la tecnica né la “scuola”, ma la qualità del legame, l’accordo sugli obiettivi e l’accordo sui mezzi.

Lo stesso studio dell’International Coaching Federation (Global Coaching Study, 2023) su un campione di oltre 145.000 coach attivi in tutto il mondo rileva che gli esiti percepiti dipendono in larghissima parte da variabili relazionali: ascolto profondo, lettura del non verbale, capacità di sostenere la frustrazione del cliente senza riempirla con consigli pronti. Sono esattamente i comportamenti che un file di testo — per quanto ben istruito — non può produrre, perché non possiede ciò che li rende possibili: un corpo, una storia personale, un’esperienza incarnata.

Cosa fa un’AI bene, e cosa non potrà fare presto

Va detto con onestà: in alcune funzioni un modello linguistico è oggi superiore alla media degli operatori del settore. Tiene memoria di ogni sessione, costruisce strutture (piani, schemi, follow-up) in tempi minimi, è disponibile alle tre di notte, non si offende, non proietta. Lo studio di Brynjolfsson, Li e Raymond (NBER, 2023) sull’impatto dell’AI nei contact center ha documentato un incremento di produttività medio del 14% — con i guadagni maggiori per gli operatori meno esperti. Tradotto: l’AI sta livellando verso l’alto la metà inferiore della distribuzione professionale. Per chi opera in quella metà, il rischio non è ipotetico.

C’è però una cosa che un sistema linguistico, per quanto sofisticato, non fa: sentire ciò che il cliente non dice. L’empatia operativa — quella che Antonio Damasio descrive come una funzione dell’intero apparato somatico, non solo del cervello — non è simulabile da un sistema che non ha un corpo. Può essere imitata superficialmente, ma la differenza la sente il cliente, soprattutto nei momenti in cui la posta in gioco è reale.

L’anima nella macchina: da KITT a noi

Per chi ha qualche anno sulle spalle, esiste un esempio sorprendentemente accurato di questa differenza. Negli anni Ottanta una serie televisiva di enorme successo, Knight Rider (Supercar in Italia), ruotava intorno a una Pontiac Firebird parlante: KITT. La vera star non era David Hasselhoff. Era la voce dell’auto. E quella voce non era una sintesi vocale: era William Daniels, un attore di formazione teatrale, che scelse di dare al personaggio una cadenza colta, sarcastica, controllata. La differenza tra la genialità di KITT e una qualunque automobile parlante successiva sta tutta in quel “tocco” — la decisione interpretativa di un essere umano che è stato lasciato in pace dal regista.

Il parallelo è utile perché chiarisce esattamente dove si gioca la partita. L’AI fornisce già oggi la “logica” di KITT — la batteria di tecniche, schemi e raccomandazioni. Ciò che ancora non sa fornire è il “tocco” — l’interpretazione situata di chi sta seduto al posto di guida, con la sua storia, le sue contraddizioni, i suoi non detti. Su quel piano, il coach ha ancora alcuni anni di vantaggio operativo. Sherry Turkle, in Reclaiming Conversation (2015), lo ha formulato con chiarezza: le simulazioni di conversazione non sostituiscono la conversazione. Ne imitano la superficie e ne erodono la sostanza, finché il consumatore non si accorge della differenza.

Una conclusione operativa, non difensiva

Il “certificato di morte” di Death by Clawd non è un’offesa: è un’informazione di mercato. Mi dice che il coaching ridotto a tecnica è, banalmente, già morto. E mi obbliga a una distinzione che ogni professionista delle relazioni d’aiuto dovrebbe fare in modo esplicito: cosa, nel mio lavoro, è sostituibile da un file di testo da 1.3 KB? e cosa non lo è? Tutto ciò che è sostituibile va automatizzato senza nostalgia. Tutto ciò che non lo è — la lettura del corpo, la qualità del silenzio, la responsabilità reciproca, l’intuizione clinica — va coltivato con ancora più cura. È l’unico modo onesto per non essere “già morti”, oggi e tra cinque anni.

La domanda è: cosa, nel tuo lavoro, è sostituibile da un prompt — e cosa no?


Bibliografia

Anthropic (2025). Introducing Skills. (anthropic.com)

Brynjolfsson, E., Li, D., & Raymond, L. R. (2023). Generative AI at Work. NBER Working Paper No. 31161. (nber.org)

Damasio, A. (1994). Descartes’ Error: Emotion, Reason, and the Human Brain. Penguin. (penguin.co.uk)

Harvard Business Review (2025). How People Are Really Using Gen AI in 2025. (hbr.org)

International Coaching Federation (2023). Global Coaching Study. (coachingfederation.org)

Rogers, C. R. (1957). The necessary and sufficient conditions of therapeutic personality change. Journal of Consulting Psychology, 21(2), 95–103. (https://psycnet.apa.org/record/1959-00842-001) (psycnet.apa.org)

Turkle, S. (2015). Reclaiming Conversation: The Power of Talk in a Digital Age. Penguin. (penguinrandomhouse.com)

Wampold, B. E. (2015). The Great Psychotherapy Debate: The Evidence for What Makes Psychotherapy Work (2nd ed.). APA. (Amazon)

Death by Clawd — strumento satirico per la valutazione del rischio AI. (deathbyclawd.com)

Dr. Luca Guido

Dopo anni di insegnamento nei licei in Germania ho introdotto il LearnCoaching nella mia scuola per supportare chi vuole passare dall’idea all’azione. Ho una formazione umanistica e esperienza nella ricerca e nella comunicazione. Lavoro con studenti e docenti che vogliono più chiarezza, metodo e autonomia, senza scorciatoie.

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